Il prossimo 5 dicembre avrà luogo la riunione decisiva per decidere sulla partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest 2026, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio. Dopo l’annullamento dell’Assemblea Generale straordinaria di novembre per gli “sviluppi in Medio Oriente” e la firma del piano di pace per Gaza, adesso l’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU) è vicina a sciogliere il nodo della presenza dello Stato Ebraico alla kermesse. Il 10 dicembre sarà resa nota la lista definitiva dei Paesi che prenderanno parte alla manifestazione. Il voto online del prossimo mese è saltato, ma neanche all’incontro tradizionale di fine anno è previsto che gli Stati esprimano preferenze a sostegno o contro l’esclusione della radiotelevisione israeliana KAN. Con tutta probabilità, i vertici dell’EBU e della competizione canora arriveranno quindi al tavolo delle discussioni già con le idee chiare.

Proteste e trattative

Da circa due anni ormai, l’EBU sta affrontando proteste sempre crescenti per la situazione mediorientale. Già nel 2024, a Malmö, l’indignazione per le condizioni di vista degli abitanti della Striscia di Gaza era palpabile. E pure a Basilea, a maggio scorso, non erano mancate le polemiche sulla partecipazione dello Stato Ebraico. Ora, tutto sembra appeso anche alla tregua in Medio Oriente. Da qui al 5 dicembre, il quadro geopolitico potrebbe ancora cambiare e la manifestazione prendere qualsiasi direzione. Intanto, però, a prescindere dalla durata del cessate il fuoco, Spagna, Paesi Bassi e Slovenia hanno confermato l’intenzione di assentarsi dalla competizione se Israele ci sarà. Ma tra chi aveva preso una posizione netta, qualcuno sta vacillando: stando al sito specializzato Eurofestival News la tv irlandese, che era stata ferrea sul fronte del boicottaggio, ha mostrato di poter essere disposta a ritrattare. E così, anche altre emittenti (e quindi Stati).