Favoriti dalla nebbia, di notte, in un quartiere deserto - quale quello di Villa Reatina - sono entrati in azione lasciando presagire quanto poi ribadito qualche ora più tardi nella conferenza stampa indetta dalla Procura di Rieti. L’inchiesta sull’assalto ultrà al pullman dei tifosi del Pistoia, avvenuto domenica scorsa sulla superstrada che collega il capoluogo laziale a Terni, non è ancora conclusa nonostante tre uomini - Manuel Fortuna, 31 anni, Alessandro Barberini, 53 anni, e Kevin Pellecchia, 20 anni - siano stati arrestati con l’accusa di omicidio volontario in concorso aggravato dai futili motivi. «Nascondetevi infami, sappiamo chi siete», si leggeva sullo striscione, appeso la scorsa notte, sulla cancellata del PalaSojourner, il palazzetto di basket da dove è scoppiata la prima miccia di quella tragedia che ha portato alla morte del secondo autista del pullman dei tifosi toscani, Raffaele Marianella, 65 anni. Il messaggio dello striscione - contro cui il sindaco Daniele Sinibaldi ha espresso lo «sdegno» della città - è fin troppo chiaro per chi conosce la “Curva Terminillo”. Ed è rivolto a quegli ultrà che, ascoltati per quasi 24 ore in questura, hanno contribuito con le loro testimonianze a chiudere il (primo) cerchio sui tre tifosi poi arrestati. Ma la curva della Sebastiani non è numericamente una grande curva, non si pensi che fra i suoi componenti possano esserci degli sconosciuti. E dunque, nonostante le deposizioni - concordanti solo in parte - di almeno cinque uomini le indagini vanno avanti perché su quel terrapieno da dove sono state lanciate le pietre c’erano più di tre persone. Lo dicono gli arrestati, lo riferiscono alcuni dei testimoni.