«Putin sta finendo soldi, truppe e idee» dice a Londra il segretario della Nato, Mark Rutte, al termine della riunione dei Volenterosi, il gruppo di Paesi che sostiene l’Ucraina in questa lunga e dolorosa guerra scatenata dalla Russia. Starmer spiega che il Regno Unito invierà altri 5.000 missili di difesa aerea a Kiev, Macron annuncia che la Francia fornirà altri caccia Mirage. Dall’altra parte dell’Atlantico, negli Stati Uniti, nelle stesse ore atterra Kirill Dmitriev, capo del Fondo sovrano russo e rappresentante di Putin per la cooperazione economica. Oggi a Miami incontrerà l’inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff, e altri funzionari americani. L’uomo di fiducia di Putin precisa che questa missione era programmata da tempo, ma è difficile pensare che la tempistica sia casuale: poche ore dopo la decisione di Trump di imporre nuove severe sanzioni economiche alla Russia, che colpiscono i due giganti del petrolio Rosneft e Lukoil, e pochi giorni dopo l’annullamento dell’incontro di Budapest tra il tycoon e Putin, ecco che da Mosca la diplomazia si mette in moto. Dmitriev ripete lo stesso ritornello di Putin: la nostra economia è forte, queste sanzioni non ci metteranno in difficoltà.