VENEZIA - Qualcuno la chiama “invasione delle cavallette”. Pacchi di vestiti, di costo inferiore ai 150 euro, che sfuggono a dazi e controlli doganali, arrivando direttamente nelle case degli italiani. Dove finiscono negli armadi per una stagione per finire poi nel cestino. Gli addetti ai lavori la definiscono “ultra fast fashion”, ma per il sistema moda italiano è, semplicemente, concorrenza sleale. Anche in Veneto, dove nei primi sei mesi 2025 l’export del settore moda è calato del –4, 5% a fronte di un aumento dell’import del +4, 3%, con la Cina che ha registrato +9%.
«È un inaccettabile dumping sociale ed economico, a vantaggio di competitor che non rispettano gli standard sociali e ambientali elevati delle nostre aziende a tutela di lavoratori, consumatori e ambiente – dichiara Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est –. Un modello insostenibile e distorsivo della concorrenza». E gli industriali vogliono fermarlo subito. «Il fast e l’ultra-fast fashion è come una silenziosa invasione delle cavallette che potrebbe devastare il nostro sistema – rincara la dose Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda –. È un problema europeo e la Ue deve aiutarci a difendere un sistema economico strategico che solo in Italia rappresenta la seconda industria manifatturiera del Paese». Entrambi sono intervenuti in apertura del quarto Venice Sustainable Fashion Forum, organizzato dalle rispettive due associazioni insieme ad Ambrosetti a Venezia, ancora una volta all’isola di San Giorgio.






