Duro scontro sindacale nello stabilimento Leonardo di Grottaglie (Taranto) sulla petizione “Non in mio nome, non con il mio lavoro” che chiede lo stop alle forniture belliche a Israele. La Fim-Cisl, che rappresenta i lavoratori del settore metalmeccanico, in un comunicato diffuso l'11 ottobre, boccia senza appello l'iniziativa promossa dalla Fiom Cgil e firmata da oltre 10mila persone, definendola “pura utopia” e una “campagna strumentale”.

“Restiamo allibiti nel leggere di una campagna lanciata per chiedere alla Leonardo una riconversione delle attività svolte in campo militare. Siamo su Scherzi a Parte?”, attacca la segreteria Fim-Cisl insieme alla Rsu aziendale. Il sindacato accusa i promotori della petizione di contraddizioni e incoerenza: “Da un lato si chiede di abbandonare il settore militare e dall'altro si vuole essere parte attiva nelle questioni aziendali?”.

Sul fronte opposto, la Fiom difende l'iniziativa spiegando che la petizione - partita da una manciata di lavoratori - ha raccolto oltre 10mila firme in pochi giorni proprio perché intercetta timori diffusi. “Il pericolo è che l'intensificarsi di alcune relazioni possa spostare definitivamente il baricentro della Leonardo sulla produzione di armi, con la cessione del ramo civile, del quale chiediamo un rilancio”, spiega Pasquale Caniglia della Fiom Taranto.