Lo scoppio ha dilaniato la notte con una colonna di fuoco altissima, che ha evocato il fungo atomico di Hiroshima. Ma cosa abbia fatto saltare in aria la fabbrica russa Plastmass di Kopeysk è ancora un mistero. Si tratta di un impianto molto importante per la macchina bellica del Cremlino: produce esplosivi e proiettili per artiglieria. E si trova a 1700 chilometri dal confine ucraino.
I media russi hanno parlato inizialmente di un attacco di droni. Sui canali social ci sono testimoni che descrivono il ronzio degli aeroplani e le raffiche della contraerea. Se fosse confermato, si tratterebbe di uno sviluppo significativo del conflitto: finora le bombe volanti di Kiev non sono mai arrivate così lontano e si ha certezza solo di raid a circa 1300 chilometri di distanza. Se gli ingegneri ucraini sono riusciti a prolungare il raggio d’azione dei bombardieri teleguidati potrebbero presto esserci altre incursioni devastanti.
Circolano però altre ipotesi. Gli 007 del generale Budanov infatti sono già stati in grado di lanciare droni all’interno del territorio di Mosca, come nell’operazione Spiderweb contro gli aeroporti dei quadrimotori strategici, o di infiltrare agenti sabotatori nelle città. I canali tv più vicini al Cremlino invece ritengono che si sia trattato di un incidente. D’altronde l’accelerazione dei ritmi produttivi imposta dalla guerra sta causando problemi ovunque: due settimane fa anche negli Stati Uniti uno stabilimento di materiali esplosivi è scoppiato, provocando sedici vittime tra gli operai. Pure a Kopeysk il bilancio è molto pesante: le fonti ufficiali elencano dodici lavoratori uccisi, dieci feriti e alcuni dispersi, ma circolano indiscrezioni su un numero di morti più alto. Dal 2024 le linee di montaggio della Plastmass sono state incrementate: oltre agli esplosivi e ai razzi, si è cominciato a confezionare munizioni per mortaio, per i cannoni dei tank e per gli obici pesanti.











