È uno dei film italiani più interessanti passati alla 20ma Festa del Cinema di Roma e, per dirla fuori dai denti, non avrebbe sfigurato in qualche sezione veneziana di livello. Ma forse la produzione de La lezione di Stefano Mordini ha preferito il Grand Public della kermesse capitolina, che l’ha accolto con il calore che merita.

Perimetrandola nei generi, si tratta di una storia drammatica dentro la confezione di un thriller psicologico iniziato però come classico legal movie. Al centro è una giovane avvocatessa triestina, Elisabetta, socia di uno studio legale ancora in progress, che ha appena vinto una causa a favore un professore universitario accusato di violenza sessuale. Per quanto reintegrato, il prof percepisce la marginalità cui l’ateneo l’ha relegato, e per questo chiede all’avvocata di intentare una nuova causa per lui, stavolta però contro l’università stessa. È in quel momento che il passato della giovane riaffiora, con fantasmi e paure, rivelando la fragilità di un inconscio ancora segnato dal trauma di uno stalking feroce e violento.

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Adattamento avvincente sceneggiato da Mordini con Luca Infascelli dall’omonimo romanzo di Marco Franzoso (Mondadori), La lezione organizza una narrazione drammaturgica esemplare nel suo genere, mantenendo intatta la tensione fino a un finale adeguatamente aperto. Mordini, a suo agio con l’universo del mistero e le sue ambiguità criminali più o meno consapevoli, riesce nel delicato bilanciamento della scrittura visiva tra “vedere o guardare, percepire qualcosa con gli occhi, oppure soffermare lo sguardo su qualcuno o qualcosa” per dirla con le parole dello stesso regista di Marradi.