Lo slogan scelto dai Cinque Stelle è «Viva la stampa libera», sui manifesti digitali c’è l’immagine di Sigfrido Ranucci, che sarà l’ultimo a parlare dal palco. Dovrebbero essere lì tutti per lui, come richiede la liturgia della solidarietà. Ma molti, in realtà, sono arrivati per Giorgia Meloni: il sit-in che va in scena nel pomeriggio romano fa presto a diventare l’ennesima manifestazione contro il governo. I Cinque Stelle non hanno più i numeri di una volta, così scelgono piazza Santi Apostoli, piccola e occupata per oltre metà dal palco e dalle attrezzature. Giuseppe Conte fa il padrone di casa: parla per primo, si propone come l’incarnazione della «politica responsabile» e chiede di varare una legge di riforma della Rai, in modo che questa «non sia più sotto il piede del governo». Un’esigenza che non aveva avvertito nei due anni e mezzo in cui alla guida del governo c’era proprio lui, sorretto da due maggioranze diverse. Lo “European media freedom act” torna nei discorsi di tanti: è il provvedimento Ue nel quale confidano per avere una Rai che non risponda al parlamento, unica istituzione che rappresenti il Paese. Una Rai su misura per loro.

Rula Jebreal, come altri, interviene in videocollegamento. Non parla di Ranucci, che cita di sfuggita, ma del «genocidio coloniale in Palestina» e di Israele, «Stato mafioso che utilizza le bombe per zittire i cronisti e cancellare la verità». Sostiene che in Italia non è molto diverso, infatti il nostro Paese è sceso nella classifica mondiale della libertà di stampa e per colpa del governo Meloni è diventato «un fanalino di coda dell’Europa e delle democrazie occidentali» (è la classifica della ong Reporter sans frontières, secondo cui la stampa è più libera in Sierra Leone e in Timor Leste che in Italia e negli Stati Uniti). Accusa la premier di «spargere odio», perché ha definito l’opposizione «peggio di Hamas solo perché non condivide il sostegno al governo criminale di Netanyahu». Sempre in nome della libertà di stampa e del pluralismo, Jebreal spiega ai presenti quanto sia stato scandaloso che Il Sole 24 Ore, «malgrado lo sciopero generale», abbia voluto «pubblicare a tutti i costi» la «intervista compiacente» alla presidente del consiglio firmata da Maria Latella. Non ha studiato la pratica, e si vede: non c’era nessuno sciopero generale, l’unico sciopero è stato quello indetto dai giornalisti del Sole a causa della pubblicazione di quell’intervista.