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Fra lunedì e martedì l’India e le comunità induiste in tutto il mondo festeggiano il Diwali, la festività delle luci, una delle celebrazioni più importanti dell’induismo che nel tempo ha assunto anche una grande dimensione economica. Ogni anno se ne parla anche perché nell’occasione vengono sparati molti (ma davvero molti) fuochi artificiali, motivo per cui le città indiane dopo il Diwali hanno livelli di inquinamento decisamente superiori al normale. Per Nuova Delhi, di per sé molto inquinata per gran arte dell’anno, è un problema particolarmente grave.

Ma il Diwali è soprattutto una festività per cui l’India e la maggioranza dei suoi 1,4 miliardi di abitanti si fermano, così come buona parte dell’Asia meridionale. A livello di impatto sociale e culturale è una sorta di Natale indiano, che mantiene anche una forte connotazione spirituale in un paese molto religioso.

Da qualche anno viene festeggiato anche in Occidente, esportato dalle molte comunità indiane all’estero (gli emigrati sono 35 milioni, solo la Cina ne ha di più). È diventato più conosciuto anche per il maggior consumo di prodotti culturali indiani sui mercati statunitensi o europei. In tre stati americani (California, Connecticut e Pennsylvania) è un giorno festivo e le scuole sono chiuse anche a New York. Nelle città britanniche dove l’immigrazione dal subcontinente indiano è maggiore le celebrazioni sono diffuse.