“Cade lo Jannu Est“: uno che legge distrattamente potrebbe pensare a un crollo, perché le parole son beffarde. È “caduto”, come a dire che lo hanno raggiunto, preso. Due francesi, Benjamin Védrines (anni 33) e Nicolas Jean (anni 26), hanno messo il cappello – o la bandiera – sulla prima ascensione della storia del Jannu Est e l’hanno fatto aprendo una nuova via sulla parete nord (l’hanno chiamata Le Sommet des Pieux), in stile alpino. Citiamo Gripper: “La riuscita di Védrines e Jean segna la fine di una delle più lunghe attese dell’alpinismo moderno. Il Jannu Est entra finalmente nella storia, salito nel modo più elegante possibile”.
Lo Jannu Est – Intanto, se diciamo Jannu parliamo di una montagna chiamata anche Kumbhakarna o Phoktanglungma (uno capisce quasi subito come mai, a queste latitudini, si preferisca scrivere e pronunciare ‘Jannu’). Siamo nel Nepal dell’est, massiccio del Kangchenjunga. Andando a fare uno zoom immaginario, la parte che ci interessa è il sottogruppo chiamato Jannu Est che, fino all’impresa dei due francesi, era una delle ultime grandi montagne inviolate dell’Himalaya, quota intorno ai 7 468 m. Parliamo di un santuario di ghiaccio e neve, con dislivelli molto grandi su pareti esposte. Per dirla come ha fatto Jon Krakauer – sull’Everest però – “c’erano parecchie ragioni per non andare lassù, tentare di scalare è un atto irrazionale di per sé, un trionfo del desiderio sul buonsenso. Chiunque prenda in seria considerazione questa idea si colloca quasi per definizione al di fuori della possibilità di una valutazione razionale“.







