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Il guru di Palantir racconta il modo in cui la Silicon Valley plasmerà il nostro futuro

La Silvio Berlusconi Editore pubblica un libro fondamentale per comprendere un mondo in cui alta tecnologia e politica vanno simbioticamente unendosi: La repubblica tecnologica di Alexander Karp, amministratore delegato di Palantir Technologies. Un essenziale trattato di nuova teoria politica in cui tecnologia, libertà, cultura e necessità di razionalizzazione dei processi governativi si ibridano. Programmatico il sottotitolo del libro, scritto a quattro mani, o meglio a dire emerso dopo colloqui lunghi dieci anni, con il direttore corporate della stessa Palantir, Nicholas W. Zamiska, «come l'alleanza con la Silicon Valley plasmerà il futuro dell'Occidente». Karp, come ricorda Federico Rampini nella sua pregevole prefazione, la quale opera da contestualizzazione socio-biografica di Karp, nonché del ruolo e delle funzioni di Palantir e delle idee che muovono la nuova Silicon Valley ascesa al cospetto di Donald Trump, è una figura affascinante e controversa. Schietto, al limite del provocatorio, dottorato in teoria sociale a Francoforte sotto la supervisione di Karola Brede, un orizzonte filosofico debitore di Talcott Parsons, perno della sua tesi di dottorato, Isaiah Berlin, Vilfredo Pareto, Leo Strauss, René Girard, Sant'Agostino, pensatori che sovente punteggiano le lettere inviate agli azionisti, Karp si inserisce in quella tradizione culturale americana in cui l'imprenditore, assieme all'ingegnere e al filosofo, è considerato una potenziale guida per spezzare la stagnazione.