“88 miglia all’oraaa”. Iniziamo così, con una delle molte e celebri battute di Ritorno al Futuro, uno dei film anni Ottanta più amati di tutti i tempi. Quando l’industria di Hollywood era ancora in grado di creare fenomeni di cultura pop che hanno nutrito generazioni. Quel film, che ha trasformato il protagonista Michael J. Fox nei panni di Marty McFly in una star mondiale, il 21 ottobre prossimo compirà 40 anni e tornerà al cinema per i nostalgici che oggi sono vicini ai 50 e per tutte le nuove generazioni cresciute a serie Netflix e Stranger Things. Merito della pellicola di Robert Zemeckis è stata quella di aver cucito insieme ipotesi scientifiche plausibili, tesi del tutto false ad espedienti narrativi fantastici. Il tutto senza soluzione di continuità, tanto che ancora oggi, il film regge la prova del tempo. Il Tempo, con la T maiuscola, è il protagonista del film, in cui passato, presente e futuro si sovrappongono, lasciando sognare gli spettatori sulla possibilità di poter cambiare quello che del presente non ci piace, andando indietro nel tempo, salendo a bordo della DeLorean, un’auto sportiva americana anni Ottanta, attrezzata con il flusso catalizzatore inventato dal mitico Doc Brown.
Ritorno al Futuro compie 40 anni: cosa c’è di vero e di falso nelle teorie scientifiche del film?
Con il fisico Stefano Fabris del CNR abbiamo ragionato sulle ipotesi pseudo-scientifiche di Doc Brown. Che sono molto spesso inventate, ma non sempre








