Kara Walker sfida Donald Trump: la statua del generale sudista Stonewall Jackson rimossa a Charlottsville nel 2021 durante le proteste Black Lives Matter diventa un mostro senza testa in un museo a Los Angeles, decostruita dall'artista afroamericana le cui provocazioni turbano da anni la coscienza razziale dell'America.

Monuments, una rassegna sdoppiata tra MoCA (il museo di arte contemporanea della metropoli californiana) e la galleria The Bricks, esplorerà dal 23 ottobre il destino dei monumenti ai suprematisti bianchi, molti dei quali sono stati abbattuti sulla scia delle proteste per l'uccisione del nero George Floyd da parte di poliziotti bianchi a Minneapolis.

Rimossa e acquistata da The Bricks, la statua a cavallo di Jackson fu affidata dalla galleria a Walker, celebre per la gigantesca Sfinge di zucchero che si è sciolta nel 2014 in un ex zuccherificio di Brooklyn e la fontana piena di squali alla Tate, una condanna per immagini del commercio degli schiavi nell'Impero Britannico.

La mostra sfida gli ordini del presidente Trump che in marzo ha ordinato al suo vice J.D. Vance di verificare la sorte dei monumenti sudisti durante l'amministrazione Biden. Kara Walker ha smembrato il generale e il suo cavallo, ricomponendone i pezzi in una visione alla Hieronymus Bosch: un uomo-bestia che si impenna in aria. Ogni dettaglio è inquietante: le gambe del guerriero confederato penzolano all'indietro con le dita dei piedi spezzate. La testa senza volto è applicata sul muso della bestia. Unmanned Drone (questo è il titolo dell'opera al centro della mostra al MoCA) "cancella il mito dei suprematisti bianchi mettendone in luce l'orrore", ha detto Hamza Walker, il direttore di The Bricks (nessuna parentela con Kara) che ha trascorso gran parte dell'ultimo decennio a raccogliere i resti dei monumenti confederati che le città americane avevano deciso di rimuovere.