Dopo 10 anni di detenzione il Libano ha finalmente disposto il rilascio di Hannibal Gheddafi, uno degli otto figli del defunto rais libico, ma a due condizioni: una cauzione di 11 milioni di dollari e il divieto di lasciare il Paese. Gheddafi soffre da mesi di una grave patologia epatica che gli provoca dolori addominali acuti, tanto che è stato ricoverato più volte, ma non è la cattiva salute il motivo per cui è stato liberato.
La vicenda che lo riguarda è alquanto oscura, come peraltro diversi altri fatti legati alla sua turbolenta vita, e risale al dicembre del 2015 quando fu arrestato in Siria dove si trovava con moglie e figli con lo status di rifugiato politico. Rilasciato, fu poi sequestrato da un gruppo guidato dall’ex deputato libanese Hassan Yaacoub, il cui padre, lo sheikh Mohammad Yaacoub, è uno dei tre uomini scomparsi con Musa al Sadr nel 1978. Il suo arresto infatti sarebbe in qualche modo legato alla sparizione di quest’ultimo, religioso sciita libanese particolarmente importante, che svanì nel nulla mentre si stava recando in visita in LIbia.
Che cosa c’entrasse Hannibal è un mistero, visto che all’epoca aveva appena 2 anni, ma è probabile che sudi lui pesino colpe legate al regime del padre. Fatto sta che dopo il sequestro il rampollo Gheddafi riappare in Libano dove viene formalmente riarrestato con l’accusa di «occultamento di informazioni». Nel corso degli anni, Hannibal ha ripetutamente dichiarato di non sapere nulla del caso e anche Human Rights Watch si è schierata in sua difesa, definendo la sua detenzione «arbitraria» e basata su «accuse pretestuose». Decisive per la sua liberazione le ultime carte presentate dall’avvocato in cui è inserita una dichiarazione di Zaher Badr al Din, figlio del giornalista Abbas Badr al Din scomparso anche lui con Sadr, in cui si dice favorevole al rilascio di Hannibal nella speranza che sappia qualcosa.










