Come nel 1979! Oro, oro, oro, in settimana non si è parlato d’altro, se non della sequenza di nuovi record. Sembra di assistere a una gara di Armand Duplantis, ogni giorno si alza di qualche centimetro l’asticella. Record martedì, mercoledì e giovedì, tanto che i media non sanno più cosa dire e che scuse utilizzare per giustificare quest’impeto che sta diventando euforia per i preziosi. L’ultima è quella del “1979”, anno in cui l’Oro ha avuto una crescita spettacolare del 50%, simile, ma ormai inferiore a quella dei giorni nostri.
Peccato che dirlo così al grande pubblico rischia di portare al fraintendimento. Oro come nel 1979, con la differenza che nel 1979 le dinamiche di mercato erano ben diverse: l’azionario arrivava alla conclusione di un decennio da incubo, uno dei più infelici, l’economia era in recessione cronica, la società ribolliva, il petrolio infiammava l’inflazione e l’Oro era veramente un “bene rifugio”, la morfina per placare dolori e paure. Il 1979 era un’altra cosa, la rivista Business Week divenne celebre per una copertina in pieno agosto dal titolo “the death of equities”, ossia la morte dell’azioni, pochi mesi dopo con l’arrivo di Ronald Reagan alla Casa Bianca, Wall Street ci travolgerà con uno dei rally più entusiasmanti per la mia generazione, e per le corrette correlazioni dell’epoca, l’Oro tornerà buono a cuccia. Per molti investitori deve essere stato uno shock, perché anche se il mondo è cambiato, sono rimasti aggrappati a quelle dinamiche antiche, le azioni sono un rischio e l’Oro un “bene rifugio”, come nel 1979, e allora mi spiegate perché oggi ci troviamo con Borse e Oro entrambi sui massimi?








