L’aveva dichiarato chiaro e tondo Daniel Day-Lewis che avrebbe parlato al pubblico solo se in coppia con suo figlio Ronan e così è stato. Giunti a Roma per presentare ad Alice nella Città in prima italiana Anemone, esordio alla regia del figlio con il padre protagonista, Day-Lewis Senior & Junior sono stati protagonisti di un doppio incontro: un Q&A alla fine della proiezione di venerdì sera e una Masterclass sabato pomeriggio.
Somiglianti fisicamente, nei modi gentili, nella profondità di approccio a ogni questione e solo diversi nell’accento con quello di Ronan più “americanizzante” rispetto al sempre oxfordiano Daniel, padre & figlio sono stati osannati tanto dai ragazzi di Alice nella Città, quanto da ogni generazione dell’affollato Auditorium della Conciliazione, vip inclusi. Perché inutile è girarci intorno: rivedere Daniel Day-Lewis recitare in un film dopo 8 anni di assenza alla base dei quali ci fu l’annuncio “ufficiale” del ritiro da ogni set verso una pacifica vita da pensionato, è un evento maiuscolo. E ancor di più vederlo di persona che dialoga col pubblico insieme, naturalmente, al figlio maggiore.
“Ronan ed io abbiamo sempre fatto cose creative insieme, fin da quando era piccolo. Quando è nato il desiderio in entrambi di scrivere una sceneggiatura a quattro mani, siamo stati felicissimi”, spiega papà Daniel cui il 27enne figliolo reagisce annuendo e sottolineando di essere stato intrigato dall’archetipo della fratellanza, avendo lui due fratelli e conoscendone le modalità comunicative.











