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19 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:54

Dalle pressioni alle minacce di ritorsioni. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno dato la loro ennesima prova di forza e, alla fine, sono riusciti a far rinviare di (almeno) un anno l’adozione del piano per decarbonizzare il settore del trasporto marittimo che prevede un nuovo sistema di tassazione per le navi. Sarebbe stata la prima forma di tassazione mondiale sulle emissioni di carbonio imposta nel settore della navigazione. Il Net-Zero Framework dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo) delle Nazioni Unite, infatti, era stato approvato in via provvisoria ad aprile scorso, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 20-30% entro il 2020 e arrivare a zero emissioni nette al 2050. Un accordo storico, anche se al ribasso. Avrebbe dovuto essere adottato nell’ultimo giorno della seconda sessione straordinaria del Comitato per la protezione dell’ambiente marino, che si è tenuta dal 14 al 17 ottobre a Londra. Anche in vista della prossima conferenza sul clima, la Cop 30 che si terrà tra un mese in Brasile. Ma si è arrivati alla riunione decisiva dopo mesi di pressioni e con Washington che ha minacciato i Paesi che avessero sostenuto l’adozione di tasse portuali e restrizioni sui visti. Nelle ultime settimane la tensione è salita alle stelle, con in prima fila – contro l’adozione – Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Singapore e altri paesi produttori di petrolio. Alla fine 57 Paesi hanno votato a favore del rinvio, 49 sono stati contrari e 21 si sono astenuti. Un rinvio che per l’Europa, da sempre favorevole, sa di sconfitta. “Questa è un’altra grande vittoria per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump” ha commentato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio.