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Nella zona dell'attentato, in cui abita Mr Report traffici e regolamenti di conti all'ordine del giorno

"Probabilmente l'obiettivo non era neppure Ranucci", ci dice una fonte dei Carabinieri del Nucleo di Frascati che ovviamente non rilascia le credenziali. Nessun "pedinamento", quindi: gli stessi inquirenti, risulta al Giornale, reputano maggioritaria la tesi di un atto locale o casuale il quale, questa volta, abbia riguardato Ranucci: ma può essere che gli attentatori non sapessero che l'auto fosse sua. C'entrerebbero varie e diverse dinamiche dell'hinterland romano: nella zona di Pomezia, Ardea, Ostia e dintorni le esplosioni artigianali non sono una rarità e, negli ultimi due anni, se ne contano diverse, quasi sempre frutto di rivalità di quartiere e vendette minime e regolamenti di conti; quindi altri ordigni rudimentali, micce accese, dosi di esplosivo prese chissà dove, bombe carta (perché stiamo parlando di una bomba carta) piazzate da chi usa la polvere da sparo come linguaggio abituale. L'ordigno in effetti non aveva timer né telecomando, e l'esplosione dell'altra sera non è stata l'unica: il 27 settembre scorso c'è stato un altro scoppio in zona, e un altro il 4 ottobre, anche se il Corriere online di ieri, bontà sua, ha ipotizzato che "gli attentatori abbiano fatto le prove" per la bomba di Ranucci. In ogni caso, per ora, non esiste rivendicazione o minaccia o legame diretto con l'attività giornalistica di Ranucci, ma solo speculazioni politiche più o meno fantasiose.