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Ultimo aggiornamento: 15:39
Sulla liberazione del generale libico, l’Italia “è venuta meno agli obblighi internazionali”. Una mancanza che ha “impedito alla Corte penale di esercitare le proprie funzioni“. È quanto rilevato dalla Camera Preliminare I della Corte penale internazionale (Cpi), che in un documento minaccia un possibile deferimento e invita il Governo a fornire spiegazioni su quanto accaduto.
In base allo Statuto di Roma, spiega il testo redatto dalla Corte, l’Italia doveva rispettare gli obblighi di cooperazione arrestando e consegnando il capo della polizia giudiziaria libico, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità.
“Non avendo eseguito correttamente la richiesta della Corte di arrestare e consegnare il sig. Almasri Njeem mentre si trovava sul territorio italiano, e non avendo consultato e collaborato con la Corte per risolvere eventuali questioni derivanti dalla formulazione del mandato di arresto e dalla presunta richiesta concorrente di estradizione, l’Italia non ha adempiuto agli obblighi che le incombono in virtù dello Statuto, e tale inadempienza ha impedito alla Corte di esercitare le funzioni e i poteri che le sono conferiti dallo Statuto”, si legge nella decisione.







