Anche stavolta si fa la conta dei reduci dalla pausa per le nazionali, con il caso di Christian Pulisic come chiaro manifesto dell'assurdità. Il 10 ottobre, alla vigilia di un'inutile amichevole contro l'Ecuador, il ct degli Stati Uniti Pochettino dichiara che l'attaccante del Milan ha dei problemi fisici. Il giorno dopo, non solo lo convoca, ma lo fa entrare per venti minuti. A fine gara ammette candidamente: «Ha un problema alla caviglia dalla pre-season, dopo l'allenamento l'ha sentita un po' gonfia». Tre giorni dopo, alla vigilia di un'altra amichevole contro l'Australia, lo stesso ct ammette che bisogna «aspettare per capire come reagisce». Il giorno dopo, non solo lo convoca, malo schiera titolare. Risultato: dopo mezz'ora, Pulisic esce per infortunio muscolare al flessore. Se ci sarà lesione (oggi gli esami), il Milan lo perderà per almeno tre settimane. Il club che paga il suo principesco avrebbe ricompensato tutto il diritto di farsi sentire, ma è una battaglia contro i mulini a vento.

Non essendoci un protocollo ufficiale, le federazioni sono libere di fare ciò che vogliono. E ora ci si mettono pure i cT. Il Milan si ritrova anche Saelemaekers e Rabiot in dubbio per fastidi rimediati in Nazionale, mentre Leao è stato rispedito a casa dal Portogallo proprio per evitare di romperlo, non essendo ancora al top della condizione. Altro caso è quello di Kean che ha rimediato una distorsione alla caviglia con l'Italia: non c'è lesione, ma la Fiorentina rischia di non averlo con il Milan. Al netto di una pausa tutto sommato benevola, il problema è sistemico: i giocatori tornano appesantiti, logori. Pausa così breve, peraltro, non serve nemmeno a chi è già rotto. Il Napoli sperava di usare questi giorni per recuperare Rrahmani e Lobotka, ma non ci è riuscito. Compensa con Politano e Buongiorno, ma solo perché con la Federcalcio c'è collaborazione: chissà come sarebbe andata se fossero stati americani. Il Como, domenica, contro la Juve non potrà contare su Addai, sfortunatosi con l'U21 olandese.