Meloni: piena solidarietàIl presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere.Schlein: «Serve reazione e presenza istituzioni»«L’attentato a Sigfrido Ranucci è un attentato alla democrazia e alla libertà di informazione. Un attacco vile e pericoloso a una persona già sotto scorta per aver svolto il suo lavoro di giornalista d’inchiesta, un attacco che richiede la reazione e la presenza delle Istituzioni. Non possiamo accettare alcuna intimidazione al giornalismo d’inchiesta. Sia fatta piena luce sui responsabili e la matrice di questo gravissimo attentato. A Sigfrido Ranucci e sua figlia voglio esprimere la massima solidarietà e vicinanza mia e di tutto il Partito democratico». Così la segretaria del Pd Elly Schlein.Gabanelli: «Hanno sbagliato bersaglio, Report non si fa intimidire»«È un atto terribile. Non succedeva da 30 anni in Italia una cosa del genere». Così all’Adnkronos, Milena Gabanelli, fondatrice e per vent’anni volto di ’Report’, commenta il grave atto intimidatorio contro il suo successore e collega Sigfrido Ranucci. «Per me vuol dire una cosa sola: ’Cari e caro Sigfrido, alla testa di Report non dovete più occuparvi dei fatti nostri», dice la giornalista. Gabanelli, che ha lavorato per un decennio con Ranucci come suo coautore, esprime piena fiducia nella squadra di ’Report’. «La conosco bene, conosco Sigfrido e conosco i ragazzi uno per uno. Hanno sbagliato bersaglio. È un atto intimidatorio, e quella squadra non si fa intimidire».Alla domanda su quale consiglio darebbe oggi al team di ’Report’, risponde con pragmatismo: «Uno sceglie di fare questo mestiere sapendo cosa si porta appresso. Il mio consiglio è di essere prudenti, ovviamente, perché l’incoscienza è inutile. Ma quando si sceglie la strada del giornalismo d’inchiesta, si sa che è una strada che porta dei rischi. Fa parte del pacchetto».Gabanelli distingue nettamente il lavoro di ’Report’ da altre forme di giornalismo: «Oggi chiamano inchiesta qualunque cosa, ma a ’Report’ il concetto di giornalismo d’inchiesta è radicato e profondo». Infine, un’analisi del contesto in cui è maturata la violenza: «Il clima verso il giornalismo d’inchiesta non è mai stato tenero», afferma. «Poi dipende da chi vai a toccare. Se si toccano i gruppi più violenti, è evidente che reagiscono. Evidentemente qualcuno si è infastidito molto per i temi che hanno toccato o che stanno per affrontare».