E che allora sia pure Sinner contro Alcaraz, il Clàsico moderno che domani a Riad vivrà la sua ufficiosa ma fastosa sesta replica dell’anno - dopo i big-match di Roma, Parigi, Wimbledon, Cincinnati e New York - la 17ª in assoluto (11-5 per lo spagnolo).
Il Six Kings Slam, che al vincitore offre 6 milioni di dollari (1,5 di gettone per tutti, più 4,5 in caso di trionfo) per ora non ha offerto lo spettacolo che prometteva, ma ha ottenuto la finale che pretendeva. Ritardata di un giorno, non a caso il venerdì festivo islamico, perché i tennisti pro non possono giocare tre giorni di fila in esibizione.
Uno sfolgorante Alcaraz, nonostante la caviglia bendata, in semifinale non ha lasciato scampo a Taylor Fritz (6-4 6-4). Sinner in versione «smanicottata» ha convinto specie al servizio (83% di prime e 9 ace nel primo set) dominando 6-4 6-2 un Djokovic entrato in campo con una futuristica body-cam, ma che ormai dimostra tutti i suoi 38 anni. Per Nole è la 7ª sconfitta di fila con la Volpe. Dodici mesi fa fu un gran match, ieri è stato poco più di un allenamento. «Spero di continuare a sfidare i più giovani ancora per un anno», dice il Djoker. «Oggi il servizio ha funzionato alla grande, ma ci ho lavorato tanto», ammette Sinner. «La chiave è il lancio di palla: devi nascondere la direzione all’avversario. Ora non vedo l’ora di sfidare Carlos. Lui sa fare tutto e colpire vincenti da ogni parte del campo, per rendergli le cose difficili non devo giocare sempre nella stessa maniera».











