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16 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 19:23

La Corte d’Appello di Milano, sezione lavoro, ha posto fine a una lunga controversia che vedeva coinvolti sei cittadini romeni, assistiti dall’avvocato Alberto Guariso dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) insieme alla Comunità di Sant’Egidio. Nel 2020, i sei stranieri eurocomunitari si erano visti revocare il Reddito di cittadinanza (Rdc) per mancanza del requisito dei dieci anni di residenza sul territorio nazionale, come inizialmente previsto dalla legge del primo governo Conte, e richiedere la restituzione delle somme percepite dall’Inps. La causa civile era giunta fino alla Corte Costituzionale che, con la sentenza 31/2025 del marzo scorso, aveva dichiarato incostituzionale il requisito decennale in quanto “irragionevole e discriminatorio nei confronti degli stranieri”, e indicando come limite massimo compatibile con i principi di uguaglianza quello dei cinque anni.

La Corte d’Appello milanese, con sentenza depositata il 15 ottobre 2025, ha recepito la decisione della Consulta, dichiarando “il carattere discriminatorio della condotta tenuta dall’Inps. La Corte ha quindi ordinato all’Istituto di “cessare la condotta discriminatoria” e di riconoscere il Rdc ai cittadini eurocomunitari che “risultavano in possesso di residenza quinquennale in Italia al momento della presentazione della domanda in ossequio a quanto deciso dalla Corte Costituzionale”. Respingendo le tesi difensive dell’Inps, infatti, i giudici hanno stabilito che la dichiarazione di possedere il requisito decennale, seppur fatta dagli interessati, era giuridicamente irrilevante in quanto basata su un requisito incostituzionale. Di conseguenza, le somme percepite non dovranno essere restituite, mente l’Istituto è stato condannato a “corrispondere a ciascun appellante l’importo spettante a titolo di Rdc nella medesima misura riconosciuta al momento della sospensione sino al completamento del periodo di 18 mesi”.