Ripartire dai “valori” fondanti, accantonare un certo tipo di messaggio eccessivamente “ideologico”, tornare a “valorizzare il territorio”. Non si placano, nella Lega, i malumori per la performance più che deludente in Toscana e per quello che ne è considerato il responsabile, Roberto Vannacci. Una nuova grana per Matteo Salvini, che si somma alle tensioni dei lombardi per l’intesa sul Veneto che, di fatto, apre le porte a Fdi nell’altra delle storiche roccaforti leghiste.
II futuro del Doge
In attesa di un confronto che si preannuncia acceso nel prossimo consiglio federale, convocato dopo tanto tempo a via Bellerio a Milano e in presenza, il leader mette il cappello sulla candidatura di Alberto Stefani per il dopo Zaia, che annuncia la sua candidatura in tutte le province del Veneto, con un evento che doveva essere di coalizione ma di fatto è monocolore. E proprio il futuro del Doge è l’annuncio più atteso di una manifestazione che chi parte da Roma in direzione Padova saluta con entusiasmo, “finalmente un momento nostro, da Lega”. Al Teatro Geox è pienone, perché il partito vuole fare pesare la sua presenza sul territorio. E pazienza se gli alleati - a parte il segretario Udc, veneto, Antonio De Poli - non si presentano (non sarebbe piaciuta la data imposta e non concordata, quindi “è un evento loro”, dicono sia da FI sia da FdI). In un Veneto in lutto per i carabinieri morti in uno sgombero (circostanza che fa sollevare qualche sopracciglio non solo tra le file delle opposizioni) va in scena l’orgoglio leghista.











