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Il ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità e il Consiglio superiore di sanità hanno detto che attualmente in Italia non esistono strumenti per permettere a una donna paralizzata dal collo in giù di somministrarsi autonomamente un farmaco letale per morire: significa insomma che per questa persona non esiste un modo per ricorrere al suicidio assistito. A chiederlo era stato il tribunale di Firenze che sta valutando il caso di “Libera”, nome di fantasia attribuito (per ragioni di riservatezza) a una 55enne toscana affetta da una forma avanzata di sclerosi multipla e quasi completamente paralizzata, che ha chiesto di morire col suicidio assistito. Il suo caso è diventato noto negli ultimi mesi ed è finito anche davanti alla Corte costituzionale.

A Libera è stato accordato il suicidio assistito, cioè è stato riconosciuto che avrebbe i requisiti per accedere alla pratica: nei fatti però non può, perché dovrebbe materialmente somministrarsi da sola un farmaco. Aveva chiesto se potesse farlo un medico o un’altra persona al posto suo, e con la sua autorizzazione, ma le era stato negato. A quel punto il tribunale ha interpellato gli organi competenti per capire se ci fosse uno strumento che permettesse a Libera di farlo da sola: per esempio attraverso gli occhi, un comando vocale o altri modi che non comportassero movimenti fisici. Il parere redatto da ministero, Istituto superiore di sanità e Consiglio superiore di sanità dice che non è possibile.