Una settimana dopo essersi sottoposta alla seconda dose di vaccino anti Covid, una donna – già affetta da una malattia autoimmune – aveva sofferto di “gravi sintomi neurologici”. Dieci mesi dopo il ricovero in ospedale e questa frase nella lettera di dimissioni: “Non è escludibile un ruolo scatenante vaccinico”. Ma il ministero della Salute aveva negato l’indennizzo e la paziente, 52 anni, non più in grado di camminare, si è rivolta alla magistratura. Il Tribunale civile di Asti – il 26 settembre scorso – ha riconosciuto con sentenza di primo grado “il nesso di causa” tra la vaccinazione e un grave danno neurologico. Il ministero è stato condannato al riconoscimento del legame.
Le motivazioni
L’indennizzo – non si tratta di un risarcimento – è di circa tremila euro al mese, con versamento bimestrale. Il Tribunale aveva nominato due consulenti tecnici, Agostino Maiello e Stefano Zacà, che hanno escluso la malattia di cui soffre la 52enne come elemento scatenante e hanno affermato che “in termini probabilistici, tenuto conto di tutti i complessivi elementi descritti nella relazione peritale, che il ciclo vaccinale di cui si discute abbia causato la patologia di mielite/poliradicolonevrite”.









