L’idea sta prendendo sempre più piede sull’asse Palazzo Chigi-Farnesina. E potrebbe essere l’asso che l’Italia potrebbe calare già a novembre, durante il vertice programmato al Cairo, proprio per avviare il processo di ricostruzione a Gaza. L’ipotesi è di estendere il modello del Piano Mattei, concentrato per ora solo nei Paesi africani, anche nella Striscia martoriata dalla guerra, sia pure con un’etichetta e con strumenti diversi: «Il Piano Mattei si chiama piano Mattei per Africa e non credo si possa spostare geograficamente alla Palestina. Ciò non toglie - ha spiegato la premier Giorgia Meloni - che si possano fare altre cose. Abbiamo la cooperazione allo sviluppo, possiamo immaginare un piano specifico e sicuramente alcuni modelli, che stiamo portando avanti, di sviluppo a 360 gradi, possono essere sicuramente replicati a Gaza».
Insomma, più che a una semplice replica il governo sta studiando un’estensione del modello del Piano Mattei. Un’operazione che, tra l’altro, sarebbe in piena linea con il progetto dell’esecutivo, condiviso anche dall’Europa, di una stabilizzazione dell’intero bacino del Mediterraneo, nella logica di superare i vecchi approcci e costruire un vero e proprio rapporto di partenariato. Del resto, i progetti del Piano Mattei per la formazione e l’energia in Egitto, due settori che sicuramente saranno oggetto anche della ricostruzione a Gaza, sono stati fra i temi affrontati ieri a Sharm el-Sheikh, fra la stessa presidente del Consiglio e il presidente egiziano, al-Sisi.











