Tra un mese sarà un anno dalla morte di Ramy Elgaml. La vicenda è nota: lui e il suo amico, Fares Bouzidi, alla guida di uno scooter, non si fermano a un blocco dei carabinieri e fuggono nella notte milanese. Venti minuti di inseguimento folle a cento all’ora fino allo schianto fatale per il ragazzo contro un palo. Alla tragedia è seguito un teatro dell’assurdo. I centri sociali e l’estrema sinistra hanno attaccato i carabinieri.

I militari sono stati accusati da questi fanatici, con la complicità irresponsabile di molti organi di stampa, e hanno subito un processo mediatico prima ancora di quello giuridico. Gli amici di Ramy e la sinistra nostrana, che subito ha cavalcato la sventura del ragazzo. I militari sono stati accusati di razzismo perché avevano fermato due ragazzi di origine nordafricana, poi di aver sbagliato a insistere con l’inseguimento data la determinazione della coppia a fuggire, infine addirittura di averli voluti ammazzare perché un agente ha detto «bene» alla notizia della caduta dello scooter e un altro aveva detto «nooo» quando i giovani a cui aveva sbarrato la via sono riusciti a restare in sella e scappare; per inciso, il video dimostra che, se fossero caduti allora, Ramy sarebbe ancora vivo.