L'agenzia di stampa Xinhua, controllata dallo Stato cinese, ha affermato che i diciotto agenti individuati "hanno lanciato siti Internet per campagne diffamatorie, creato giochi sediziosi per incitare la secessione, prodotto contenuti video falsi per fuorviare il popolo, gestito radio illegali e manipolato l'opinione pubblica con risorse provenienti da forze esterne". Il ministero della Difesa di Taiwan ha risposto che le accuse riflettono "il pensiero dispotico di un regime autoritario che cerca di dividere la nostra gente, sminuire il nostro governo e condurre una guerra cognitiva". La Cina ha ripetutamente pubblicato rapporti di questo tipo che "sfruttano il libero flusso di informazioni nella società democratica per fabbricare accuse personali", ha sottolineato il ministero taiwanese. "Difendere la sicurezza nazionale e proteggere la sicurezza e il benessere delle persone è un dovere ineludibile di ogni ufficiale e soldato", ha aggiunto.
L'avviso di ricerca è in parte simbolico, perché la Cina non ha alcuna giurisdizione sull'isola. Ma gli 007 qualche viaggio sotto copertura nel continente lo fanno. Difficilmente, però, lo farà il gruppetto "bandito". Due giorni fa il presidente Lai Ching-te ha promesso maggiori sforzi per potenziare le difese di Taiwan, invitando la Cina a rinunciare all'uso della forza per conquistare l'isola. Pechino lo ha definito "piantagrane e guerrafondaio". A giugno, la Cina aveva emesso una taglia simile per l'arresto di venti persone che Pechino ritiene essere hacker militari al servizio di Taiwan. "Non ci faremo intimidire", ha ribattuto il governo di Taipei.








