Ci sono partite che segnano un confine, che non si dimenticano, che raccontano più di tante parole la storia di un percorso, ben lontano dall'esser completato. Jasmine Paolini, in una notte cinese da incorniciare, gioca probabilmente la miglior partita della sua vita e annienta Iga Swiatek, numero 2 del mondo e campionessa di Wimbledon, con un 6-1 6-2 che sa di liberazione e di orgoglio. Un'ora e cinque minuti di tennis celestiale, con vincenti puliti come fendenti e appena tre errori gratuiti: la miglior Jasmine mai vista, capace di dominare la giocatrice che l'aveva sempre battuta, sei volte su sei, e di guadagnarsi con pieno diritto la semifinale del Wuhan Open, ultimo 1000 della stagione. Swiatek, travolta fin dall'inizio, non ha mai trovato la chiave.

Né con il servizio - 48% di punti con la prima, appena 2 su 15 con la seconda- né con la tattica. Nemmeno l'ormai celebre toilet break tra i set è riuscita a invertire il flusso di un match che aveva un'unica protagonista. Paolini ha spinto, anticipato, aggressivo, colpito con quella leggerezza che è figlia della fiducia dei propri mezzi, non dell'estemporaneità del momento. Durante il match è sembrata sempre in anticipo, come se il campo fosse suo, come se ogni scambio fosse già scritto nella mente prima ancora che nella racchetta.