Nicolò Fagioli giocava e perdeva. Accumulava debiti e non riusciva a ripianarli: «Fatti ammonire e la chiudiamo così» gli ha detto uno dei gestori del sistema di scommesse illegali in cui era caduto l’allora calciatore della Juventus. Era il 2023: lui si è rifiutato ma dal suo racconto gli investigatori sono riusciti a ricostruire il sistema e a risalire ai presunti vertici dell’organizzazione, i cosiddetti “master”. Così, nei giorni scorsi, è scattato l’obbligo di firma per Stefano Larica e Michela Tartaglione, ex gestori del centro scommesse Eurobet di via Torino 35, a Trofarello. In tutto gli indagati sono quindici, compresi i “personal joker” che gestivano le scommesse e si passavano gli scommettitori come se fossero un portafoglio clienti. I reati contestati sono associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attività di gioco e scommessa, frode in competizioni sportive e autoriciclaggio.

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Domenico Marchese

L’inchiesta è firmata dalla Squadra mobile e dal Sisco di Torino, che hanno indagato con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dalla pm Manuela Pedrotta. Partendo da un’indagine sul traffico di droga, a settembre 2022 gli investigatori hanno scoperto un sistema parallelo di raccolta e gestione di scommesse non autorizzate, basato su sofisticati software, link dedicati, spazi virtuali ma anche una serie di mediatori che facevano da tramite fra i vertici e gli scommettitori, tra cui Fagioli (che, per far fronte alle perdite, si era indebitato con amici e colleghi, come emerso da questa indagine e dallo stralcio passato alla procura di Milano).