Ci sono Paesi in cui è prevista, ma non viene di fatto più eseguita. Ci sono stati in cui veniva praticata, ed è stata abolita. E poi ci sono aree del mondo in cui la pena di morte è ancora un rischio concreto. E proprio nel 2024, secondo gli ultimi dati aggiornati di Amnesty International, il numero di esecuzioni a livello globale ha raggiunto il livello più alto dal 2015, con 1.518 persone messe a morte in 15 Stati. Una tendenza che prosegue anche nei primi nove mesi del 2025, come riferisce a Ilfattoquotidiano.it Riccardo Noury, portavoce di Amnesty, “in un crescente clima di insicurezza globale e delegittimazione del diritto internazionale“.

Quasi il 90 per cento delle esecuzioni registrate nel 2024 ha avuto luogo in soli due paesi del Medio Oriente e Africa del Nord: in Iran, con il 74%, e in Arabia Saudita, dove sono state eseguite il 14% delle pene capitali. Mancano i dati di Cina, Vietnam e Corea del Nord, dove Amnesty ritiene siano state eseguite migliaia di condanne. E secondo quanto riferito da Noury, “in nove mesi del 2025 sia Iran sia Arabia Saudita hanno superato i numeri del 2024, e anche a Singapore la situazione è peggiorata”. In tutti questi luoghi, la pena viene utilizzata soprattutto, sottolinea il portavoce dell’Ong, “per eliminare il dissenso politico e incutere timore”. Sempre nel 2025, anche gli Usa supereranno il numero di condanne, con un dato che è il peggiore degli ultimi 12 anni.