Vladimir Putin punta a chiudere la crisi diplomatica con l’Azerbaigian, cominciata oltre nove mesi fa con lo schianto di un aereo delle linee aree azere che aveva provocato 38 morti e per il quale Baku aveva puntato il dito contro Mosca. In un incontro a Dushanbe con il suo omologo azero Ilham Aliyev, il capo del Cremlino ha ammesso che, a conclusione dell’inchiesta, è stato possibile appurare che il velivolo è stato colpito da “frammenti” di due razzi contraerei russi esplosi a una distanza di una decina di metri dopo essere stati lanciati per intercettare droni ucraini nel cielo di Grozny, la capitale della repubblica russa di Cecenia.
Putin ha ribadito le sue scuse a Baku e le condoglianze alle famiglie delle vittime, già espresse pochi giorni dopo la tragedia. L’aereo, un Embraer 190, era decollato da Baku e doveva atterrare a Grozny, quando la città è stata presa di mira da droni ucraini. I due razzi della contraerea, ha sottolineato Putin, “non hanno colpito l’aereo direttamente, che in tal caso sarebbe precipitato sul posto”, ma sono esplosi a pochi metri di distanza. All’aereo è stata offerta la possibilità di atterrare all’aeroporto russo di Makhachkala, sul Mar Caspio, ma l’equipaggio ha rifiutato e ha preferito cercare di rientrare a Baku. Successivamente l’aero ha deviato verso il Kazakhstan, dove si è schiantato durante un tentativo di atterraggio di emergenza vicino ad Aktau. Ventinove passeggeri si sono salvati. Putin ha quindi riconosciuto un “malfunzionamento tecnico del sistema di difesa aereo russo” e ha assicurato che Mosca è pronta a pagare i danni.










