La Fenice è il primo teatro in Italia (ma forse anche in Europa) a scioperare di fatto per misoginia. È di ieri la notizia della protesta ufficialmente proclamata dalle rappresentanze sindacali delle maestranze dello storico teatro veneziano contro la nomina alla direzione musicale del Maestro Beatrice Venezi. Ciò vuol dire che, ad oggi, sic rebus stantibus, salterà l’esecuzione della prima, in programma il prossimo venerdì 17 ottobre, dell’opera Wozzeck di Alban Berg.

L’annunciata sollevazione degli orchestrali arriva al culmine di settimane di polemiche per la scelta, annunciata circa dieci giorni fa, di porre alla guida dell’orchestra veneziana la bionda direttrice, evidentemente troppo giovane, ardita e (perché no) dalle idee chiare per sottostare ai parrucconi di antica fattura che suonano (o fanno anche un po’ politica?) dalle parti della laguna.

La colpa della Venezi? Oltre (chiaro come il sole) l’aver dichiarato la sua vicinanza politica a idee alternative a quelle di sinistra (da sempre maggioritarie nel culturame italiano), anche, secondo i ligie ortodossi orchestrali - evidentemente proni a un’idea di elitaria incravattata baronia machista - quello di non aver l’età e i galloni necessari a tale ruolo. «La direttrice non ha mai diretto né un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice. Il suo curriculum non è paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di direttore del teatro». Questa in sintesi l’accusa formale. Un messaggio forte, virulento e ultimativo a tal punto da costringere, nei giorni scorsi, il sovrintendente del teatro, Nicola Colabianchi, a scusarsi per non aver discusso la decisione, con la residua speranza, visto l’esacerbarsi dei toni, di salvare proprio la Prima che, a questo punto, sarebbe dovuta andare in scena fra poco più di una settimana. Mentre chi vorrà, proprio alla 18 del prossimo 17 ottobre si potrà sorbire al massimo una bella assemblea pubblica in cui gli scioperanti motiveranno le loro ragioni.