Sanremo è Sanremo, certo. Ma oggi la città dei fiori e del Festival sta imparando a raccontarsi anche oltre il suo palcoscenico più famoso. A poco più di un’ora da Genova e a pochi chilometri dal confine francese, la “capitale della Riviera dei Fiori” è da riscoprire, nella sua essenza più autentica, anche fuori stagione. Ed è proprio questo equilibrio — tra eleganza d’altri tempi, colori mediterranei, tradizione enogastronomica e agricola — a renderla una meta perfetta in ogni stagione.
Primo giorno: nel cuore della città
L’arrivo più spettacolare è quello dal casello autostradale, con la vista che si apre improvvisamente sul golfo tra il verde delle colline. A vista d'occhio si capisce perché i locali la chiamano “la piccola Liguria”, con la sua forma ad arco tra due capi e le montagne alle spalle. Si può iniziare la passeggiata dalla vecchia stazione, dismessa da vent’anni e potenziale polo culturale della città, da cui si vedono le ville liberty, testimonianza di quella che fu la fortuna di Sanremo.
Sanremo, fino alla metà dell’Ottocento, era un borgo sconosciuto, dedito alla coltivazione di agrumi. La svolta arrivò quando le nobili famiglie europee scelsero di svernare qui, attratte dal clima mite e dalla luce del Ponente. Personaggio chiave di questa trasformazione fu la zarina Maria Alexandrovna di Russia, che trascorse diversi inverni a Sanremo nel XIX secolo, contribuendo a rendere la città una meta di villeggiatura per l'aristocrazia russa e non solo. Nacquero così le prime ville liberty, la chiesa ortodossa russa (un capolavoro voluto dalla comunità nobile moscovita, visitabile a eccezione che durante le funzioni), quella anglicana e quella polacca al lato di quelle cristiane. Nel 1905 fu inaugurato il Casinò, simbolo della Belle Époque, che ancora oggi domina la scena: si può ammirare l’elegante facciata liberty o visitare l’interno — accesso libero al piano inferiore, oppure ai saloni superiori con un documento d’identità.






