Il dirigente ricorda i suoi incontri al Cts con Conte durante la pandemia ma non sapeva del vertice segreto rivelato ieri da Richeldi: "È la prima volta che ne sento parlare"

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«Chiesi la Zona rossa in Val Seriana. Ad oggi non so chi decise il lockdown nazionale». Al telefono con il Giornale l’ex dirigente dell’Istituto superiore della Sanità Giovanni Rezza ci racconta le sue impressioni dopo le dichiarazioni rilasciate ieri in commissione Covid dal professor Luca Richeldi, ex componente del Comitato tecnico scientifico e direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia e del Cemar - Centro malattie dell’apparato respiratorio del Policlinico universitario Agostino Gemelli.Incalzato dalle domande della senatrice Antonella Zedda (Fdi) e del presidente della commissione Marco Lisei, Richeldi ha ammesso che la decisione di dichiarare il lockdown nazionale nel marzo 2020 fu presa in una riunione ristretta e riservata alla presenza dell’ex premier Giuseppe Conte e uno o due ministri: «Per quello che mi ricordo questa riunione non si tenne nella sala operativa della Protezione Civile dove di solito si tenevano le riunioni del Cts, ma in una sala superiore, quindi è anche possibile che quella sia anche stata considerata non una riunione del Cts, il 7 o l’8 di marzo».Una dichiarazione che non ha generato stupore e sconcerto solo tra i commissari presenti ieri in commissione Covid, ma anche tra alcuni protagonisti di quei tragici giorni. «Io non facevo parte del Cts, informalmente mi convocava quando serviva, perché all’epoca dirigevo il Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità - ricorda Rezza al Giornale - Il professor Silvio Brusaferro mi chiedeva in andare a riferire sull’andamento epidemiologico».Rezza ci tiene a rivendicare di essere stato «il primo a chiedere la zona rossa in Val Seriana, sulla base dei dati che avevamo visto con lo statistico Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler», ricorda quando «andai da Brusaferro e lui mi chiese di andare in Cts a presentarli». Ma è qui che l’ex dirigente dell’Iss sgancia la bomba: «Siccome non venne fatta la Zona rossa in Val Seriana, passarono un paio di giorni e venne chiesto un lockdown regionale con altre province, poi venne fatto il lockdown nazionale, io mi sono sempre chiesto: “Questo provvedimento del lockdown nazionale l’ha preso direttamente la politica (quindi la presidenza del Consiglio, ndr) oppure sono stati consigliati da qualcuno? Perché non l’ho mai saputo». Possibile mai? Brusaferro convoca in Cts Rezza perché da direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità possa convincere il Cts - dati alla mano - che la Val Seriana deve essere chiusa. Eppure non se ne farà niente. E si decide di imporre il lockdown a tutta l’Italia senza consultare Rezza, la persona che sui dati epidemiologici aveva la piena competenza, tanto da venire invitato in Cts ad illustrare i dati epidemiologici raccolti dall’Iss senza esserne parte, in un incontro riservato di cui fino a ieri non s’è mai saputo nulla «La decisione potrebbe averla presa un sottogruppo del Cts, non credo il Cts, altrimenti me lo avrebbero detto - sottolinea ancora Rezza - Richeldi parla di un “incontro informale”, ma non si è capito chi ne ha fatto parte. Questa riunione informale di Richeldi è la prima volta che lo vengo a sapere».Del premier in Protezione civile abbiamo scritto più volte. «Noi lo abbiamo visto una volta venire in Cts, quando è venuto ad una riunione tra il 5 e il 6 marzo. Però non informalmente. Credo che quella fosse una riunione formale del Cts. Però li stavamo ancora chiedendo la Zona rossa in Val Seriana. Nessuno mi ha mai detto nulla di questa riunione di cui parla Richeldi. Sono rimasto stupito, se Richeldi l’ha detto saprà pure chi ci è stato».