E adesso come la mettiamo col celebre, sacrosanto, persino costituzionale principio per cui “la giustizia è uguale per tutti”? L’informativa della Guardia di Finanza sull’affare Osimhen, i messaggini e le intercettazioni fin troppo espliciti tra i dirigenti partenopei rivelati dal quotidiano La Repubblica, non riapriranno il processo sportivo ma sicuramente la ferita per lo scandalo plusvalenze.

Inutile riepilogare come andò a finire due anni fa, i fiumi di polemiche, il processo per certi versi sommario che portò ad una sentenza salomonica ma al contempo pesantissima per la Juventus, con i tifosi bianconeri tutt’ora convinti di aver subito un’ingiustizia, di aver pagato soli ciò che nemmeno troppo sottobanco facevano tutti. La colpa della Juve fu quella di aver elevato a sistema un malcostume diffuso, insomma, di averla fatta semplicemente troppo sporca. Si è sempre detto che i bianconeri pagarono per tutti perché erano stati gli unici a farsi beccare con le mani nella marmellata, grazie all’inchiesta della magistratura ordinaria, che a differenza di quella sportiva priva di veri strumenti inquisitori, con sequestri e intercettazioni aveva trovato le prove dell’illecito, portando alla condanna sportiva (e recentemente anche al patteggiamento di Agnelli &Co. nel procedimento penale). Tutto giusto. Il quadro però ora cambia con le rivelazioni emerse dall’inchiesta della Procura (prima Napoli, poi Roma) sull’affare Osimhen.