A varcare la soglia della canonica a Mondovì, nel marzo 2021, furono due personaggi che parevano usciti da un romanzo: l’uno con l’abito talare e una qualifica altisonante, l’altro con un saio stazzonato. «Sua Beatitudine Luca»: così si presentò il sedicente vescovo, spalleggiato dal frate atipico. Dietro le vesti sacre c’era Claudio Goglio, piacentino, già noto alle cronache per aver celebrato messe e praticato rituali cattolici senza investitura. Ora è imputato in tribunale di Cuneo per sostituzione di persona. Il processo è entrato nel vivo ieri davanti al giudice Marco Toscano, con il pm Raffaele Delpui a sostenere l’accusa e l’avvocato difensore Roberto Tesio. In aula è stato sentito come testimone don Flavio Begliatti, vicario generale della diocesi, che con tono pacato ma fermo ha ricostruito quella strana visita ricevuta quattro anni fa. Tradito dall’abbigliamento poco consono «Si sono presentati in due - ha raccontato - uno vestito da vescovo, l’altro con un saio marrone. Mi hanno detto di abitare a Pianfei e che si offrivano per eventuali celebrazioni. Ma da come erano vestiti, con abiti stracciati, e da come parlavano, ho subito capito che qualcosa non tornava». A insospettire il parroco, oltre all’abbigliamento poco consono, fu il contenuto della conversazione: «Ho fatto qualche domanda e non erano molto ferrati sulle cose di Chiesa. “Sua Beatitudine" mi ha detto che aveva studiato in Colombia, poi ha ammesso che l’università era online. Parlavano di 300 fedeli, ma tutti online. Ho capito che ci stavano prendendo in giro». Don Flavio non si fece abbindolare: li congedò con gentilezza, ma informò subito il vescovo e i carabinieri. A suffragare la sua versione, secondo la Procura, anche dei fogli consegnati da Goglio, dove si presentava come vescovo della «Chiesa anglo-cattolica», denominazione sconosciuta al sacerdote. Per la difesa nessun inganno Secondo la difesa non ci fu alcun inganno reale. L’avvocato Tesio ha sottolineato che i due si erano presentati come ministri di una Chiesa seppure «non in comunione» con quella cattolica. Nessuna forzatura, né protesta ma solo accettazione del rifiuto senza insistere. Il giudice Toscano ha interrogato il testimone: «Se le avessero detto di appartenere a una Chiesa in comunione con quella cattolica, che avrebbe fatto?». La risposta: «Avrei chiesto il tesserino che ogni sacerdote ha. I documenti che mi hanno mostrato somigliavano vagamente a quelli rilasciati a un vescovo, ma non erano ufficiali». L’imputato non sarebbe nuovo a simili vicende: già nel 2001 fu condannato a un anno dal tribunale di Tempio Pausania per essersi finto prete, celebrando messe e partecipando alla Via Crucis accanto al vescovo di Alghero. Il complice, che si presentava come frate ed è stato condannato tempo fa a Cuneo con il rito abbreviato, è già deceduto.
La storia dell'uomo che si spacciò per vescovo, ma venne smascherato dal vicario di Mondovì
Ora è a processo per sostituzione di persona
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