L’amore per se stessi come bussola, e come sfida. Frah Quintale lo racconta in diverse sfumature nel nuovo disco Amor Proprio, che esce venerdì. Un album intenso, nato dalla fine di una relazione importante. Con questo lavoro, il cantautore celebra dieci anni di musica solista e si prepara a “Palazzetti26”, il primo tour nei palasport, che partirà il 13 aprile prossimo. Com’è nata l’idea di “Amor Proprio”? «È stata la guida di tutto il disco. Di solito scrivo traccia per traccia, poi trovo un titolo. In questo caso avevo già il concetto in testa e ho costruito tutto attorno a quello. Non lo definirei un concept album, ma ho cercato un equilibrio non solo dentro ogni canzone, ma anche tra le canzoni». Il disco ha anche una forte identità sonora. «Diversamente dal solito: invece di sessioni one to one in studio, ho voluto creare un’atmosfera più da band. Abbiamo affittato spazi in giro per l’Italia, ho fatto delle session lavorando insieme come una comunità musicale». In giro per l’Italia dove? «Siamo stati a Varazze, sull’altopiano di Asiago, a Volterra. Mi piace l’idea di portare la scrittura in posti diversi, lasciandomi ispirare anche dall’ambiente». Tipo? «Quando stavo scrivendo Lunedì blu ero a Varazze. Non trovavo le parole giuste, allora sono uscito, ho guardato il mare e ho visto le onde forti. Ed è nata la frase “mentre le onde prendono a schiaffi gli scogli”». In un brano ti chiedi se esiste un posto dove le cose possono durare per sempre. «Credo che quel posto sia la memoria. A volte sogniamo che qualcosa torni, ma bisogna anche accettare la fine. L’importante è saper conservare un ricordo per quello che è». C’è un senso di smarrimento, soprattutto nella canzone “La notte”. Vaghi quando scrivi? «Capita. A volte la notte, a volte in mezzo alla natura. Sono momenti in cui riesco a riflettere, anche a scrivere. È una forma di meditazione. Per questo mi piace molto viaggiare da solo». Canti che prima di amare gli altri bisogna amare se stessi. Oggi è davvero così difficile vivere una relazione? «Credo che ci siano dei tempi per tutto: per coltivare le proprie ambizioni, ma anche per fermarsi e costruire qualcosa con qualcuno. È difficile trovare l’equilibrio, ma è fondamentale. In generale sono un lupo solitario, però comunque vorrei una famiglia. Penso sia sbagliato iniziare una relazione solo per la paura di rimanere soli, ma è anche sbagliato non iniziarla perché non si è capaci di stare con gli altri». In "Un’ora d’aria, un’ora d’ansia” dici “questo mondo cade a pezzi”. Come si fa a vivere in un mondo così complicato? «Nel mio piccolo cerco di andare avanti e portare un po’ di speranza. Chi fa arte ha una responsabilità: non solo distrarre, ma anche dire qualcosa. Esporsi politicamente, esprimere una visione». Nel brano con Tony Boy si parla anche di depressione. Non è un tema semplice. «No, e proprio per questo sapevo che lui era la persona giusta. Anche se viene dal mondo trap, ha sempre raccontato i sentimenti, i disagi dei giovani. Volevo che portasse la sua visione, e l’ha fatto in modo autentico». In “Chiodi” racconti di amori che non coincidono nei tempi. «Spesso succede: uno parte, l’altro resta. Ma è proprio lì che entra in gioco l’amor proprio: sapersi ascoltare, capire cosa si vuole davvero». Il disco si chiude con “Non scendo più”. Un modo per dire che siamo anche ciò che impariamo dagli altri? «Assolutamente. L’amor proprio è anche la capacità di scegliere le persone da cui farsi influenzare. Siamo il risultato delle nostre scelte, ma anche delle persone che decidiamo di avere accanto. Spesso finiamo in relazioni tossiche senza neanche rendercene conto». Nel 2026 partirà il tuo primo tour nei palazzetti. Traguardo raggiunto? «Un bel traguardo, ma non un punto d’arrivo. Sono uno che guarda sempre avanti. Ho già fatto palazzetti con Coez, ma stavolta ci arrivo con un mio progetto. E nel 2026 saranno dieci anni dalla mia carriera solista. È un cerchio che si chiude, in modo naturale, senza forzature». Che cosa dobbiamo aspettarci? «Sarà una festa, una celebrazione di dieci anni di musica. Ci saranno ospiti, sorprese. Non voglio fare solo il tour di Amor Proprio, ma raccontare tutto il percorso fatto finora». Hai altri sogni nel cassetto? «Per ora sono concentrato su questo disco. Amor Proprio è importante, ci ho messo molto di me. È un lavoro di svolta, anche anagrafica: ho 35 anni, sento che segna un passaggio. Dopo magari un po’ di vacanza, poi si vedrà».
Frah Quintale e le sfumature dell’amore: “Sono un lupo solitario, ma vorrei una famiglia”
Venerdì esce il nuovo disco “Amor Proprio”: «Siamo il risultato delle nostre scelte, ma anche delle persone che decidiamo di avere accanto»
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