di
Monica Colombo
L’operazione è cambiare e ingigantire la competizione europea. A rischio la serie A e gli altri tornei nazionali. Il ruolo di Uefa ed Eca
Nel 2021 il progetto di Florentino Perez, il rivoluzionario con la Visa Platinum che pianificava la Superlega, la competizione d’élite riservata a pochi eletti, fu soffocato praticamente in culla. Eppure, a distanza di quattro anni, echi lontani della manifestazione esclusiva per top team europei tornano a farsi sentire. Peggio. Dopo stagioni trascorse a colpi di comunicati e sentenze in tribunale ora la A22, ovvero la società che ha base a Madrid e che continua a gestire il piano della Superlega, ha avviato — se non una corresponsione di amorosi sensi — certamente un dialogo aperto e costruttivo con la Uefa.
Tramontato il periodo della tensione, ora le parti sembrano essere al lavoro al fine di raggiungere un accordo per una evoluzione del modello della Champions League. Un alleato prezioso in questo percorso di modifica della massima competizione continentale sembra essere l’ECA che proprio oggi dà il via a Roma alla sua assemblea generale. Guidata dal presidente del Psg Nasser Al-Khelaifi, l’associazione avrebbe in teoria lo scopo di proteggere e promuovere il calcio dei club europei. Conta infatti oltre 750 affiliate (di cui 29 italiane: siamo il Paese maggiormente rappresentato) anche se di fatto sembra perseguire un’agenda di interessi più vicini alle prime venti società del continente. Essendo completamente finanziata dalla Uefa, fatalmente fatica a diventarne completamente indipendente.






