Il fascino di Riad divide i comici Usa: freschi dalla polemica sulla sospensione del collega Jimmy Kimmel dalla Abc, una cinquantina di vip della risata a stelle e strisce tra cui Dave Chappelle, Pete Davidson, Kevin Hart, Louis CK, Jimmy Carr e Jack Whitehall sono saliti sul palcoscenico del primo Comedy Festival mai organizzato in Arabia Saudita lasciando nel cassetto, a quanto riportano i media, ogni battuta con riferimento allo scarso credito del regno nel deserto in fatto di diritti umami. L'evento ha preso il via a fine settembre e si concluderà domani: nei giorni dunque che coincidono con l'anniversario dell'assassinio del columnist Jamal Khashoggi al consolato saudita di Istanbul il 2 ottobre 2018. Hanno trovato posto nelle routine dei comici scherzi di cui hanno fatto le spese gay e trans. "Sono disgustato e profondamente deluso", ha commentato il comico David Cross: "Gente che ammiro, di grande talento, si è abbassata a perdonare un regno totalitario per che cosa? Una quarta casa? Uan barca?" L'omosessualità e' al bando in Arabia Saudita così come qualsiasi espressione di identità di genere per le persone trans. Secondo la International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association, nel regno della Casa Saud le relazioni omosessuali sono punite con la pena di morte, clima fertile dunque per le battute di Chappelle sui trans che anche negli Usa sono state al centro di controversie. Davanti a circa seimila persone, il comico avrebbe scherzato dicendo: "È più facile parlare qui che negli Stati Uniti". Sui social intanto sono circolate copie dei contratti dei partecipanti al festival che imponevano di non scherzare sulla religione o sulla famiglia reale. Tim Dillon, uno dei comici, che si è poi ritirato dalla kermesse, ha detto di aver ricevuto un'offerta di oltre 300mila dollari per un singolo show, mentre per altri colleghi la parcella sarebbe stata di ben oltre un milione. Il denaro non puzza, evidentemente, e così Pete Davidson, l'ex Snl brevemente compagno di Kim Kardashian, ha difeso la decisione di partecipare spiegando al podcaster Theo Von di aver accettato una volta visto visto l'assegno. Intanto, sempre a proposito del fascino di Riad, l'ex direttore del MoMA, Glenn Lowry, ha accettato un incarico di consulenza della Biennale d'Arte Islamica di Jeddah nel tempo libero lasciato dalla pensione: "Ho cominciato la mia carriera in Medioriente. E mi affascina quanto sta accadendo, soprattutto nell'area del Golfo". La Biennale di Arte Islamica è un'iniziativa della Diriyah Biennale Foundation, istituita nel 2020 dal ministero della Cultura saudita come parte della strategia del principe ereditario Mohammed bin Salman per incrementare il turismo e ridurre la dipendenza dal petrolio. Pur essendo stata lodata per l'esposizione di rari tesori storico-artistici e per l'attenzione alle pratiche contemporanee del più ampio mondo musulmano, la Biennale è anche accusata di essere uno strumento di soft power saudita e di costituire una forma di "artwashing" volta a coprire le pessime credenziali del Paese in materia di diritti umani.
Il fascino dei sauditi divide i comici Usa - People - Ansa.it
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