Quello degli spettacoli dal vivo in Italia, e più in particolare della musica popolare live - dopo lo stop negli anni del covid -, è un mercato florido, in crescita, che produce indotto e muove il mercato, ma che mette in evidenza anche qualche ombra legata soprattutto alle strutture ancora carenti (in Italia solo 3 palazzetti, Milano, Torino, Bologna - hanno una capienza oltre i 10mila spettatori, Roma si ferma a 7mila) e al divario territoriale (Napoli non ha un palazzetto). Se ne è parlato, dati alla mano, stamattina a Roma al ministero della Cultura, durante "La Canzone Popolare Live. Dati e Prospettive", seconda edizione del convegno promosso da AssoConcerti, che raggruppa i più importanti organizzatori e produttori di musica dal vivo, con il patrocinio del Mic.

La fotografia che è stata scattata è di un comparto che muove, come ha sottolineato il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, un "indotto complessivo, generato da concerti e festival di musica popolare nel 2024, che ammonta a circa 4,5 miliardi di euro", secondo quanto elaborato dallo studio commissionato da AssoConcerti. Risultati che lo rendono "una delle principali industrie culturali del Paese". Perché la musica popolare non è solo intrattenimento, ma ha un impatto anche sul piano economico, con ricadute sul territorio che riguardano hotel, ristoranti, trasporti, commercio e sul lavoro con migliaia di persone impegnate.