Amato, idolatrato, odiato e discusso. Paragonato ai mostri sacri, in qualche caso anche piazzato sopra a quelli apparentemente e teoricamente inarrivabili. Padrone, economicamente, commercialmente, strategicamente, culturalmente e tecnicamente, della Nba per oltre un ventennio: basta questo per racchiudere la grandezza (oggettiva) di LeBron James, uno dei pochi atleti a segnare effettivamente un'epoca con un prima e un dopo la sua apparizione, non passando per il college, nella Lega. Rivestito tale e quale a quel giorno di quindici anni prima e proponendo quello stesso format “The Decision”, apparizione pubblica che bloccò gli Usa e dichiarò il passaggio dai Clevelands Cavs ai Miami Heat con successivo carico di amore e odio (in Ohio), il “Prescelto” annuncia un accordo pubblicitario per il lancio di un cognac a suo nome. Svelato il mistero che aveva tenuto il mondo dei canestri: James disputerà la sua 23esima stagione Nba, pagata dai Los Angeles Lakers 52,6 milioni di dollari, e continuerà a giocare a basket a 41 anni. Nessun tour d'addio in programma, con un contratto in scadenza tra un anno, per l'uomo (per ora) con 4 titoli Nba in 3 squadre diverse (Miami Heat 2012, 2013; Cleveland Cavaliers 2016; Los Angeles Lakers 2020), il gallone di miglior cannoniere di sempre, tre medaglie d'oro olimpiche (2008,2012, 2024), otto Finals consecutive (2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2018) e chi più ne ha più ne metta. «Il mio ritiro? Non lo so», la risposta dubbiosa sul suo pensionamento nei giorni scorsi.