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Silvia M. C. Senette

A 68 anni il professionista non ha intenzione di smettere: «Tra i clienti Maradona, Pavarotti, Mike Bongiorno e Sabrina Ferilli ma potrei continuare... Mi manca solo Sinner. Aiutai a svelare l'identità del Mostro di Merano: veniva nella mia bottega»

«Andreotti mi considerava un figlio: andavo a Roma, a casa sua, e a cena con lui in elicottero. Invece Paolo Villaggio lo portavo a mangiare sotto i Portici: una volta ci siamo presi una sbronza, con un po' di vino era meno ombroso». A Merano vive un uomo che è diventato leggenda per la sua vita professionale: un crocevia di storie straordinarie, confidenze sussurrate e amicizie inaspettate. Karl Anton, per tutti «Charly», Daprà, ha 68 anni portati con la leggerezza di chi vive con passione la sua quotidianità di barbiere. Dietro il camice, però, è il custode discreto dei segreti di una città e l'hair-stylist ufficiale del jet set mondiale che per decenni ha fatto la spola tra il suo salone in piazza Fontana e le riservate stanze del Grand Hotel Palace.

Nato nel paese di Scena ed emigrato giovanissimo in Germania per perfezionare l'arte del taglio e della rasatura, Charly ha aperto il suo negozio proprio 45 anni fa. La sua vita cambia definitivamente la sera della Vigilia di Natale del 1980 quando, appena tornato dall'esperienza formativa a Monaco - dove al Salon Papageno aveva rasato niente meno che lo «007» Roger Moore, riceve una chiamata provvidenziale: il direttore del Palace, il dottor Fuchs, gli chiede di recarsi alle sette del mattino per un servizio speciale. Il cliente da rasare è il presidente del Consiglio italiano, Giulio Andreotti, e quell'incontro segna l'inizio di un legame fiduciario e di un'amicizia che, a distanza di quasi cinque decenni, lo rende oggi il «barbiere vip di Merano». La galleria fotografica del suo salone è un album incredibile che spazia da Sean Connery a Maradona, da Pavarotti a Quentin Tarantino, da Roger Federer a Steven Spielberg, il regista che gli propose persino un salto a Hollywood: opportunità che Charly, legato alla sua famiglia e alla sua terra, scelse di declinare. La sua abilità con il rasoio a mano libera, unita alla riservatezza e a un'empatia naturale, ha fatto di lui un'istituzione. Ma la storia di Charly è straordinaria anche perché, suo malgrado, si intreccia con una delle pagine più buie della cronaca locale: la caccia al «mostro di Merano».