Da venerdì sera, quando Hamas ha dichiarato di essere pronto a liberare gli ostaggi (con condizioni), il premier Benyamin Netanyahu è stato continuamente in contatto con i ministri di estrema destra che si oppongono alla fine della guerra a Gaza. Il primo ministro ha incontrato Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich per due ore subito dopo la fine dello Shabbat e nei giorni successivi li ha aggiornati costantemente. I leader della sinistra, Yair Lapid e Benny Gantz, hanno avvertito i due falchi che non gli permetteranno di sabotare l'accordo. "Non commettete errori: abbiamo una strada lunga e complessa davanti a noi finché tutti i nostri ostaggi non saranno rilasciati e il regime di Hamas non sarà sostituito", ha dichiarato Gantz. E Lapid, che per primo ha comunicato agli Usa l'appoggio al piano, ha chiarito che il suo partito Yesh Atid (C'è futuro) garantirà al premier una rete di sicurezza per attuare l'intesa.
Ben Gvir, perlomeno pubblicamente, ha minacciato di lasciare il governo se Hamas 'continuerà a esistere' dopo la liberazione dei rapiti, dichiarando che il suo partito Otzma Yehudit (Forza ebraica) non farà parte di 'una sconfitta nazionale'. Con un chiaro riferimento alla parte del programma americano in cui si dice che i membri di Hamas che "si impegnano a una coesistenza pacifica e a smantellare le loro armi otterranno l'amnistia".







