Non so se l’avete visto, lo striscione realizzato dai bambini di nove anni della scuola elementare (ora: primaria) Don Gnocchi di Inverigo, nel Comasco. Ve lo descrivo, è facile: orizzontale, fondo rosso, bianche le quattro lettere a caratteri infantili, tondeggianti, che compongono la parola “Pace”. Questo, nient’altro. Basta, fine così. “Pace”, hanno disegnato i bimbi e hanno appeso il cartello sulla recinzione del cortile.
Ora vi prego di leggere con attenzione le parole del sindaco che ha comandato di rimuoverlo. Si chiama Francesco Vincenzi, eletto con una coalizione di centrodestra. «La dirigente scolastica mi ha detto di non essere stata informata dell’iniziativa partita dagli insegnanti, anche se ora tutti cercano di dare la responsabilità ai bambini». Tutti chi? Responsabilità di cosa? In che senso qualcuno dovrebbe — coraggio, accidenti! — assumersi la responsabilità della parola pace?
Prosegue il sindaco: «A quell’età sono troppo piccoli per avere già un’opinione su certe questioni complesse. Lasciamo che per loro la scuola resti un luogo di apprendimento, senza turbarli con ciò che avviene fuori». Troppo piccoli? A nove anni, per capire cosa sono la pace e la guerra? Questioni complesse? Turbarli? Fuori da dove? I bambini ci vivono, fuori.







