La Sassonia trema, Volkswagen frena. A Zwickau e Dresda, in Sassonia, le linee di produzione della Volkswagen (le più grandi d’Europa per auto elettriche), quel colosso che un tempo sembrava inarrestabile, si sono zittite. Silenzio. Le macchine tacciono, i nastri trasportatori riposano, gli operai – oltre novemila solo a Zwickau – guardano il vuoto o, più probabilmente, il loro futuro incerto. La notizia è che la produzione è sospesa per una settimana. Motivo? “Domanda insufficiente” per le auto elettriche, dice l’azienda. Le contraddizioni Ma dietro quella frase, secca come un comunicato stampa, si nasconde un groviglio di contraddizioni, sogni infranti e una domanda che nessuno vuole davvero affrontare: dove stiamo andando? Zwickau non è uno stabilimento qualunque. È il tempio europeo dell’auto elettrica, il fiore all’occhiello di una Volkswagen che voleva guidare la transizione ecologica, lasciando il dieselgate come un brutto ricordo.

Ed è stato il simbolo della rinascita. Politica, sociale, economica, estetica: questa era la fabbrica dell’ “ammazza foreste”, la terribile Trabant, la macchinetta della Germania dell’Est di plastica con motore a due tempi prodotta dalla casa automobilistica VEB Sachsenring Automobilwerke Zwickau. Divenne moderna, scintillante, progettata per essere il futuro. E invece eccolo qui, a mezzo servizio, come un atleta costretto a correre con una gamba sola.