Galeotto fu un graffito. Riportava un nome inciso sul muro, quello di un certo Beryllos, personaggio conosciuto negli ambienti di corte a Roma. A lui si aggiunge un secondo uomo, Secundus, citato sotto alcune anfore rinvenute sul posto. Due indizi che farebbero una prova, attribuendo (o quantomeno collegando) la straordinaria Villa A di Oplontis (Torre Annunziata) alle proprietà imperiali di primo secolo e alla figura di Poppea Sabina, moglie di Nerone. Forse la donna morì proprio qui, nel 65, ad appena 35 anni: una straordinaria residenza d’otium, con sale e terrazze che degradavano verso il mare, allora più vicino di almeno 500 metri. Alla Villa A, poi, si aggiunge la B, molto più semplice, senza decorazioni, appartenente forse ad un certo Lucius Crassius Tertius, legato alla borghesia di Ercolano.

Ecco i due tesori “periferici” del parco archeologico di Pompei, Beni Unesco, tra i protagonisti di “Grande Pompei”, i due volumi di Repubblica a cura di Gabriel Zuchtriegel (direttore del Parco archeologico) e Antonio Ferrara, in uscita gratis sabato 11 e domenica 12 col quotidiano. Entrambi i siti sono perfettamente allineati al titolo dei libri: rientrano nel (“grande”) circuito esterno degli Scavi, in un’area che ancora si caratterizza per quel milieu collegato al mondo antico, tra testimonianze e reperti dal valore unico. Le residenze di Oplontis ce le racconta Arianna Spinosa, architetto e funzionaria responsabile del sito, in un capitolo che firma con gli archeologi Ilaria Cangiano e Giuseppe Scarpati. Spinosa parlae a Repubblica anche di un «nuovo cantiere di scavo».