Una delle due vittime dell'attacco alla sinagoga di Manchester nel giorno dello Yom Kippur è stata uccisa dal fuoco amico di uno dei poliziotti intervenuti per neutralizzare l'aggressore. Lo ha ammesso in un aggiornamento sulle indagini il comandante della Greater Manchester Police, Stephen Watson, sulla base degli esami condotti sul cadavere. Anche uno dei feriti (non grave) risulta essere stato colpito da armi da fuoco, e quindi dalla polizia, durante la sparatoria. I due, secondo Watson, erano vicino all'ingresso della sinagoga, non lontano dall'assalitore, il 35enne britannico di origini siriane Jihadi al Shamie.
La sua famiglia ha rinnegato oggi pubblicamente il congiunto attraverso i social media, condannando il terrorismo ed esprimendo solidarietà alle vittime della comunità ebraica. «Le notizie giunte da Manchester dell'attacco terroristico contro una sinagoga – scrive su Facebook il padre dell'uomo, Faraj Al-Shamie – ci ha profondamente scioccato. La famiglia Al-Shamie residente nel Regno Unito e all'estero condanna con forza questo atto efferato, che ha preso di mira civili pacifici e innocenti». «Noi prendiamo pienamente le distanze da questo attacco ed esprimiamo profondo shock e dolore per quanto accaduto», insiste, assicurando preghiere per i morti e i feriti e chiedendo ai media di «rispettare la privacy» della famiglia e di «non usare questo tragico evento» per spargere sospetti «non veritieri» sui parenti dell'aggressore ucciso. «Possa Dio - conclude Faraj Al-Shamie - avere pietà delle vittime innocenti mentre noi preghiamo per una rapida guarigione dei feriti».










