"L'obiettivo è abbattere le residue barriere alle attività transfrontaliere" delle banche in Europa.
Così il direttore generale della Banca d'Italia, Luigi Federico Signorini, nel suo intervento alla 57esima Giornata del Credito organizzata dall'Associazione Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito. Signorini ha ricordato come "l'unione bancaria non sia ancora completa" e tra i punti ancora "irrisolti, oltre a un quadro più efficace di gestione delle crisi delle banche di piccole e medie dimensioni, vi è anche l'annosa questione di un sistema comune di garanzia dei depositi".
C'è un rischio concreto di "stallo" nell'attuazione delle regole internazionali per le banche con Europa, Stati Uniti e Regno Unito che prendono strade diverse nell'attuazione dell'ultra tranche delle norme di Basilea, ha detto Signorini.
Le riforme varate dopo la crisi finanziaria "hanno funzionato bene", ha proseguito. Ma ora, "quando comincia ad affievolirsi il ricordo delle sue conseguenze nefaste" si porta a "sottostimare i rischi potenziali e dimenticare i benefici a lungo termine di una regolamentazione adeguata". Il dg ha quindi rilevato come se, da un lato, l'Europa resta "aderente alla sostanza" delle norme di Basilea, "il Regno Unito ha deciso di rimandare al 2027 l'entrata in vigore" e per gli Stati Uniti "le prospettive sono al momento poco chiare" e "molti si attendono che la nuova amministrazione Usa sia orientata a limitare l'aumento dei requisiti di capitale e attenuare i vincoli all'operatività dei grandi intermediari finanziari". Questo nonostante, ha ricordato, la crisi delle banche regionali Usa nel 2023 le quali, appunto, "non erano sottoposte alle regole di Basilea sui requisiti di liquidità" al contrario dell'orientamento europeo, che estende anche alle banche non sistemiche gli standard globali. Sulla liquidità Signorini ha affermato che la crisi della SIlicon Valley Bank, dove si è veriricata una fuga veloce di depositi, ha insegnato che le regole necessitano di affinamenti.






